“Ossa parlanti” La dieta dei Gladiatori

 

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Nell’antica Roma i gladiatori godettero di grande popolarita’ per ben sette secoli, dal III secolo avanti Cristo al IV secolo dopo Cristo.
C’e’ una vastissima iconografia che ne celebra le gesta, da rilievi e mosaici a statuette e oggetti di uso quotidiano, ai resti dei muri delle case su cui i fan immortalavano il nome dei loro gladiatori preferiti.
Dopo quei sette-otto secoli di grande splendore, la gladiatura cadde nell’oblio.
Dal V secolo a circa meta’ del XVIII secolo, l’nteresse o la curiosita’ per i gladiatori sembrarono scomparire, e probabilmente nel mondo erano pochi quelli che ne sapevano qualcosa.
Intorno al 1766, tuttavia, le scoperte di alcune armi gladiatore a Pompei suscito’ un’ondata di nuova passione per la loro storia e le loro imprese.
Da allora l’argomento non ha mai cessato di esercitare il suo fascino sia sugli studiosi sia al pubblico in generale. Il XIX secolo ha dedicato ai gladiatori opere d’arte e romanzi e nel XX secolo Hollywood ne ha fatto i protagonisti di varie pellicole (1).

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Particolare attenzione era riservata alla loro efficienza fisica e la loro alimentazione che era basata su apposite ricette(2) miranti ad aumentare la potenza dei muscoli.
Seneca ( 4 a.C. – 65, autore, filosofo e politico romano) nota tristemente “mangiavano e bevevono cio’ che dovranno poi restituire con il sangue”(3).
La base dell’alimentazione del tempo era rappresentata da una poltiglia di acqua calda e farina, in genere di farro, la “polta” o “pulus” antenato del pane a cui venivano aggiunti legumi e verdure per migliorare il gusto, l’aglio, la cipolla, le carote, i cavolfiori, i funghi; Le proteine animali erano ricavate dalle uova e dal latte di capra e di pecora in quanto la carne era un lusso per pochi.
I pasti erano suddivisi in una colazione( jentaculum) non molto abbondante a base di pane, formaggio,miele, frutta secca, latte, vino; Il pranzo (prandium) era composto da carne o pesce, pane e frutta; A cena (coena) si consumava la polenta ( di orzo, farro, miglio, frumento) che veniva preparata con l’aggiunta di legumi, latte, cipolle e formaggio. Tutt’altra cosa era la cena dei ricchi che iniziava alle 17 e terminava all’alba, dall’ antipasto e aperitivi vari, carne di cervo, cinghiale, maiale, pesci di acqua salata e dolce, frutta e frutta secca, al vino pregiato aromatizzato con zafferano, cannella e mirra.
Il sale aveva un’ importanza elevata ( il primo lusso di ogni famiglia romana era concedersi una saliera d’argento); Veniva usato come offerta in voto agli dei e come farmaco.
I cibi venivano consumati in salamoia, miele o in aceto(4).

Alla vigilia del combattimento, un grande banchetto (coena libera) vedeva riuniti tutti i gladiatori chiamati a combattere ed anche i loro sostenitori;
Le vivande piu’ ricercate e delicate venivano fatte preparare dall’organizzatore dello spettacolo, che anche con questi mezzi vedeva aumentare la sua popolarita’.
Tra i convitati vi erano spesso combattenti ormai abbruttiti e senza speranza che approfittavano dell’occasione per rimpinzarsi per l’ultima volta di cibo;
Altri terrorizzati dell’evento, invece di mangiare e bere raccomandavano la loro famiglia agli amici, facevano testamento e, se possedevano schiavi li affrancavano(5).
Una carriera breve e se si era fortunati gloriosa.
Potevano combattere da 5 a 34 volte, anche se la maggior parte non faceva in tempo a superare i primi scontri.
Le condizioni di vita non erano certo facili, specie se i combattimenti non acquistavano grande fama.
In un anno ogni gladiatore poteva scendere nell’arena dalle 2 alle 4 volte e viveva in una condizione cronica di stress guidato dalla paura di una morte disonorevole.
A volte l’angoscia era tale che si sceglieva addirittura il suicidio.

Grassotteli e non altissimi, vegetariani e rispettosi delle regole questo un primo ritratto dei combattenti che la scienza tratteggia a partire dalle loro stesse ossa.
La dieta, gli allenamenti, i combattimenti di 67 gladiatori sono stati infatti ricostruiti grazie ai loro resti, scoperti dagli archeologi dell’universita’ di Vienna nel 1993 a Efeso, sulla costa egea della Turchia.
Dal 2003 ad oggi quelle ossa sono state studiate con metodi di polizia scientifica (6) da un equipe di paleopatologi dell’universita’ austriaca ( Karl Großschmidt dell’universita’ di Vienna e Fabian Kanz dell’istituto archeologico austriaco)  .
Mediamente vivevano 20-35 anni (in maggioranza 30)in linea con l’aspettativa di vita dell’epoca ed erano alti 168 cm circa.
Gli studi hanno evidenziato deformazioni provocate dai combattimenti e dagli allenamenti.
Questi ultimi provocavano un eccezionale sviluppo di tendini e muscoli, testimoniato dall’ingrossamento delle ossa e delle articolazioni. Infine anche la densita del tessuto osseo era superiore al normale, probabilmente a causa dell’alimentazione.
Proprio la dieta ha riservato le maggiori sorprese:
Analizzando i componenti delle ossa gli scienziati hanno rilevato la presenza di alte percentuali di stronzio (elemento presente nelle proteine vegetali fornite dai legumi, nel latte e nei cereali) e basse di zinco (presente nelle proteine animali).
Le percentuali di stronzio contenuta nelle ossa era doppia rispetto alla popolazione normale che viveva allora nei pressi di Efeso, cio’ significa che i gladiatori erano pressoche’ vegetariani.
Mangiavano meglio della povera gente ma non erano carnivori come si ci aspetterebbe da uno sportivo. “ I romani in qualche maniera avevano scoperto da soli che certi alimenti erano migliori di altri soprattutto per le ossa, li rinforzavano e li facevano guarire piu’ rapidamente” sottolinea GroBschmidt.
Non a caso i gladiatori erano soprannominai “hordearii” cioe’ “mangiatori d’orzo”; Il loro piatto forte era la “sagina”, una zuppa d’orzo con legumi,bagnata con vino acetato.
I gladiatori di Efeso avevano dei livelli di calcio elevati; “Integravano” la loro dieta con birra d’orzo (altro che Redbull) miscelata a cenere d’osso e legno carbonizzato(questo rinforzava le ossa ma aumentava la carie).
Secondo il celebre medico greco Galeno (129-216 d.C.) “padre della medicina antica”e curatore anche dei gladiatori, questa dieta era fortemente ingrassante.
In realta’ i gladiatori avevano necessita’ di accrescere il loro grasso in quanto proteggeva le ossa, muscoli e tendini e rendeva difficile raggiungere gli organi vitali, permettendo incontri piu’ lunghi e spettacolari grazie al sanguinamento delle ferite superficiali.
Siccome un gladiatore era un bene prezioso per allenatori e finanziatori degli spettacoli (munera), chi usciva vivo riceveva particolari attenzioni mediche.
Lo provano la Tac e le analisi delle ossa, che mostrano ferite e fratture ben curate e guarite, tracce di interventi chirurgici e amputazioni.
In realta’ i duelli non erano risse guidate dalla forza bruta come si e’ pensato in passato: i colpi erano dati secondo delle regole precise e in genere rispettate (sono rare le tracce di colpi alle spalle).

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Sfatiamo un luogo comune sui giochi gladiatori dell’antica Roma cioe’ quello del “pollice verso”(7) cioe’ del gesto da parte del pubblico di volgere il pollice verso il basso per confermare la condanna a morte del gladiatore vinto,
In effetti e’ difficile dire quanto sia nato, quanto fosse generalizzato e quale fosse effettivamente questo gesto. L’unica testimonianza ci e’ fornita da Giovenale che in una delle sue satire( III 36-37) descrive la folla che “pollice verso” (letteralmente pollice girato)condanna a morte un gladiatore.
L’espressione latina non significa necessariamente che il pollice fosse volto in basso, il gesto era esattamente l’opposto cioe’ consisteva nel volgere in alto il dito.
Molti studiosi ritengono che la grazia venisse espressa con il pollice chiuso nel pugno a mimare il gesto della spada che viene rinfoderata e la condanna con il pollice all’insu’. L’idea che fosse rivolto all’ingiu’ si diffuse nell’ottocento nei dipinti che rievocavano i duelli nel Colosseo.

Ave, Imperator, morituri te salutant!!!

Note

1 Nossov Kostantin, Gladiatori, Libreria editrice goriziana, Gorizia 2010
2 TAC., Hist. II 88.
3 SEN., 37.
4 A. DOSI, Le abitudini alimentari dei Romani, Collana Vita e costumi dei romani  antichi, Roma 1986
5 PLUT., Non posse suav.17,6; TERTULL., Apol.42.
6 Baldacci Osvaldo, Ossa parlanti, Focus Storia, Mondadori, Luglio 2012.
7 Paolucci Fabrizio,Gladiatori I dannati dello spettacolo, Giunti editore, Firenze-   Milano 2003